Spendere meglio, non spendere meno: il convegno MePAIE riapre il dibattito sulla spesa pubblica

Spendere meglio, non spendere meno: il convegno MePAIE riapre il dibattito sulla spesa pubblica

C’è una frase che taglia corto su anni di dibattito politico intorno alla spending review, e l’ha pronunciata la senatrice Emilia De Biasi, presidente della Commissione Igiene e Sanità, davanti alla platea del convegno MePAIE riunita alla Camera di Commercio di Cremona: «La prima spending review sarebbe non rubare». Una battuta tagliente che racchiude però una posizione precisa e argomentata — quella di chi ritiene che il problema della spesa pubblica italiana non sia anzitutto di quantità, ma di qualità e integrità.

Il convegno MePAIE — Mercato della Pubblica Amministrazione in Italia e in Europa — è giunto quest’anno alla sua settima edizione. L’evento è organizzato da Csamed, società di servizi con sede distaccata del Politecnico di Milano a Cremona guidata da Gianmaria Casella, in collaborazione con F.A.R.E., A.R.E., A.T.E., A.L.E. e A.R.T.E., e in partnership con l’Università di Pavia. Il tema scelto per questa edizione — “Controllo della spesa pubblica e bisogno di salute” — ha convocato attorno allo stesso tavolo parlamentari, economisti di fama internazionale, giuristi e tecnici della pubblica amministrazione, costruendo un confronto raro per ampiezza e profondità.

Sanità, un diritto che non si taglia con il bilancino

De Biasi ha impostato il suo intervento sulla distinzione tra l’eliminazione degli sprechi — operazione legittima e necessaria — e la riduzione indiscriminata degli stanziamenti in ambito sanitario, che rischia invece di tradursi nella compressione di un diritto costituzionalmente garantito. Il Servizio Sanitario Nazionale presenta problemi strutturali evidenti: mancanza di uniformità tra i sistemi operativi regionali, difficoltà di accesso alle strutture in alcune aree del Paese, assenza di coordinamento tra le Regioni. Ma la risposta a questi problemi, secondo la senatrice, non può essere puramente econometrica. «È giusto che ciascuno abbia diritto a essere curato e curato bene, indipendentemente dall’area geografica in cui vive e dal proprio reddito» ha sottolineato, aggiungendo che una spending review intesa in senso esclusivamente finanziario finisce per ridurre un diritto, non per razionalizzare una spesa. Sul fronte anticorruzione è intervenuto anche il consigliere regionale lombardo Carlo Malvezzi, che ha indicato nella ri-educazione al senso della legalità uno strumento imprescindibile, accanto a quelli normativi e sanzionatori.

APPROFONDIMENTO: MePAIE 2016 a Cremona sulla sanità e la spesa pubblica

Cottarelli e Mucchetti: spending review non è sinonimo di tagli

In collegamento Skype da Washington, Carlo Cottarelli — direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale e figura di riferimento nel dibattito italiano sulla revisione della spesa — ha offerto una lettura tecnica e propositiva, insistendo sul concetto di allocazione efficiente delle risorse come alternativa ai tagli lineari. Una posizione condivisa dal senatore Massimo Mucchetti, presidente della Commissione Industria, Commercio e Turismo, che ha allargato la prospettiva fino a toccare i temi del debito pubblico e della globalizzazione finanziaria. La sua sintesi è stata netta: l’obiettivo non dovrebbe essere spendere meno, ma spendere meglio e rimettere in moto gli investimenti come motore di creazione di ricchezza reale — con un riferimento implicito, non troppo velato, alla proposta dei 500 euro ai diciottenni come esempio di distribuzione che non produce sviluppo.

Il confronto internazionale e il nodo degli appalti

Una delle cifre distintive del MePAIE è la sua vocazione comparativa. Accanto ai dati sulla spesa pubblica italiana forniti da Paolo Angiolillo del Centro Studi della Ragioneria di Stato, il convegno ha portato a Cremona voci provenienti da contesti molto diversi: Richard Brandt dello Iacocca Institute statunitense, Massimo Cermelli dall’Università di Deusto di Bilbao, Salvator Maira dalla Grenoble Ecole de Management e Norbert Ruch dall’Associazione dei Provveditori Economi tedeschi. Il confronto con i modelli europei e americani ha offerto spunti concreti su come altri sistemi affrontano il problema dell’efficienza nella spesa pubblica. Spazio anche al nuovo codice degli appalti, analizzato negli aspetti positivi e in quelli ancora controversi dagli avvocati Lucio Lacerenza, Stefano Cassamagnaghi e Uliana Garoli.

A chiudere il cerchio è stata la riflessione di Gianmaria Casella, che ha messo il dito su una contraddizione di fondo: da un lato si spinge per aumentare i consumi interni come traino alla crescita, dall’altro si preme per abbassare i prezzi d’acquisto favorendo prodotti esteri. Il contenimento della spesa, ha concluso, non può ridursi al contenimento dei prezzi, ma deve puntare alla valorizzazione della “buona spesa” e all’ottimizzazione organizzativa. Una distinzione che sembra ovvia, ma che nel dibattito politico quotidiano tende sistematicamente a sparire, perdendo di vista che la vera efficienza di sistema passa necessariamente attraverso la transizione verso Cremona 4.0, l’unico paradigma capace di rendere i processi davvero intelligenti.

Studentessa di Economia e Commercio di 25 anni, di base a Cremona, unisco una solida preparazione teorica a una forte propensione per l'analisi dei dati e l'innovazione dei processi aziendali. Il mio percorso accademico mi ha permesso di sviluppare una visione analitica e strategica, orientata alla risoluzione di problemi complessi in contesti di mercato in continua evoluzione. Sono determinata a trasformare la complessità dei numeri in opportunità di crescita concrete. Ricerco costantemente sfide che mi permettano di applicare modelli economici d'avanguardia per guidare il cambiamento e l'efficienza organizzativa.