C’è un vuoto che dura da undici anni, e che nessuna buona intenzione da sola è riuscita a colmare. L’ultimo corso di formazione rivolto al personale scolastico sulla disabilità visiva in provincia di Cremona risaliva al 2005. Nel frattempo, insegnanti curricolari, insegnanti di sostegno e personale parascolastico si sono trovati ad accogliere alunni ciechi o ipovedenti spesso senza gli strumenti necessari per farlo nel modo giusto. Da qui nasce il corso “Disabili visivi a scuola”, promosso e organizzato dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Cremona — UICI — e rivolto a tutto il personale che nell’ambiente scolastico si trova, o potrebbe trovarsi, a gestire questo tipo di bisogno educativo.
Indice
Un percorso in tre tappe, quasi interamente autofinanziato
Il corso si è sviluppato su tre moduli, ciascuno ospitato in una sede diversa del territorio provinciale. La prima tappa si è tenuta all’Istituto Professionale Sraffa di Crema, la seconda presso la scuola elementare Marconi di Casalmaggiore, la terza alla scuola elementare Trento-Trieste di Cremona. Ogni lezione ha registrato la presenza di almeno una trentina di partecipanti, un numero significativo per un corso finanziato quasi interamente dalla stessa associazione promotrice, senza contributi istituzionali rilevanti.
Lo sforzo organizzativo e finanziario dell’UICI di Cremona non è un dettaglio secondario: dice qualcosa di preciso sulla capacità delle associazioni del terzo settore di farsi carico di bisogni formativi che il sistema pubblico fatica a intercettare con la necessaria continuità. Undici anni di silenzio su un tema come la disabilità visiva nelle scuole non sono trascurabili, soprattutto considerando quanto sia cambiata la tecnologia disponibile e quanto sia cresciuta la consapevolezza sui processi di inclusione.
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Cosa hanno imparato gli insegnanti
Il contenuto del corso è stato costruito con una logica progressiva, affidando ogni tema a docenti esperti con esperienza diretta nel campo. La prima sessione ha affrontato le basi della disabilità visiva: le categorie classificate dalla legge 138/2001, che distingue tra ciechi assoluti, ciechi parziali, ipovedenti gravi, medio-gravi e lievi. Un quadro normativo e clinico spesso sconosciuto agli insegnanti di sostegno, che pur avendo una formazione specifica tendono a ricevere una preparazione generica, non specializzata per singola tipologia di disabilità.
Uno dei temi più delicati affrontati nel corso è stato quello del codice Braille. L’ex direttore dell’Istituto dei Ciechi di Milano ha ribadito con forza che il Braille rimane, per i ciechi assoluti di tutto il mondo, l’unico strumento diretto di lettura e scrittura. Un’affermazione necessaria in un momento in cui la diffusione di sintesi vocali e testi digitali sta progressivamente riducendo l’insegnamento del Braille nelle scuole, considerato da molti un residuo obsoleto. Non lo è: eliminare il Braille dalla formazione di un bambino cieco significa privargli di uno strumento di autonomia cognitiva che nessuna sintesi vocale può sostituire completamente.
Il corso ha poi affrontato il delicato rapporto tra scuola, famiglia e specialisti sanitari. Il rischio che l’intervento del neuropsichiatra nella progettazione del percorso scolastico diventi eccessivamente condizionante è reale, e i docenti hanno discusso come mantenere un equilibrio che rispetti le indicazioni cliniche senza delegare interamente la costruzione del percorso educativo a figure esterne alla scuola. Sono stati trattati inoltre i temi delle modalità di apprendimento degli alunni con disabilità visiva, con il professor Paolo Colli, e quello fondamentale dell’autonomia personale e della mobilità, affidato all’istruttore Sebastiano Presti: saper muoversi in modo autonomo nello spazio scolastico è una competenza che si acquisisce, e che richiede un accompagnamento specifico da parte del personale.
Il risultato: consapevolezza e richiesta di continuità
Al termine del percorso, la risposta degli insegnanti ha confermato l’ipotesi da cui il progetto era partito. La carenza di formazione specifica sulla cecità e sull’ipovisione è diffusa e sentita. Molti partecipanti hanno dichiarato di non aver mai ricevuto indicazioni precise su come gestire l’ingresso di un alunno con disabilità visiva in classe, e hanno chiesto che iniziative simili vengano ripetute con maggiore regolarità.
La presidente dell’UICI di Cremona, Flavia Tozzi, ha espresso soddisfazione per l’esito del corso sottolineando come la disabilità visiva sia tra le più gravi e invalidanti, e richieda pertanto interventi molto specifici. Il percorso scolastico di un bambino che non vede, dalla scuola materna fino all’università, non è semplice per nessuno — né per lui né per chi lo accompagna — ma il presupposto indispensabile per farlo funzionare è che il bambino si senta accolto da un personale preparato e competente. Questo corso è stato un passo in quella direzione. Il fatto che sia stato necessario aspettare undici anni per rifarlo suggerisce quanto la formazione su questo tema debba diventare strutturale, non episodica. Costruire competenze solide è il primo passo per garantire che l’intera comunità sia pronta ad affrontare le sfide dell’inclusione all’interno della più ampia trasformazione digitale a Cremona, dove la tecnologia deve supportare i bisogni reali delle persone.




