Ci sono metafore che sembrano azzardate finché non le ascolti da vicino, e allora diventano ovvie. Quella che accomuna l’alpinismo e la sclerosi multipla è una di queste. Entrambi i mondi conoscono la paura dell’ignoto, la necessità di fare i conti con limiti che cambiano continuamente, il valore assoluto della cordata, la differenza tra puntare alla vetta e saper abitare bene il percorso. È su questa similitudine che si fonda “Scaliamoci”, lo spettacolo-incontro di sensibilizzazione promosso dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla di Cremona, andato in scena venerdì 22 aprile 2016 alle ore 21.00 presso la sala AVIS in Via Massarotti a Cremona.
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Un parallelismo che non scade nel retorico
Il rischio di ogni iniziativa di sensibilizzazione sulla malattia è quello di scivolare nel pietismo: la storia commovente, l’applauso facile, la commozione che dura il tempo della serata e poi non lascia nulla. “Scaliamoci” nasce esplicitamente per scardinare questo schema, sostituendo il concetto di pietismo con quello di rispetto, per seminare disponibilità e comprensione, e per far conoscere le persone che lottano orgogliosamente per una vita dignitosa.
Il parallelismo fra alpinismo e sclerosi multipla potrebbe sembrare un po’ azzardato, ma dietro questa voluta provocazione esiste una forte similitudine di spinte interiori, di idee, di energie. Chi scala una parete di roccia e chi convive con una malattia neurodegenerativa condividono qualcosa di più profondo di quanto si pensi: entrambi devono imparare a muoversi in un ambiente che non controllano completamente, a fidarsi dei compagni di cordata, a trovare un senso nell’esperienza anche quando la vetta è lontana o irraggiungibile.
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Sul palco, gli uni legati agli altri
A testimoniare i contenuti di queste affermazioni, sul palco si sono alternati alpinisti e persone a stretto contatto con malattie neurodegenerative, gli uni legati agli altri, in una cordata simbolica che ha attraversato temi come la paura dell’ignoto, il coraggio, l’energia e il desiderio di condivisione.
Il programma è stato strutturato attorno a testimonianze tematiche. La prima ha affrontato il tema dell’ignoto: la paura di fallire verso se stessi, la paura di deludere, la dipendenza della riuscita da fattori esterni non governabili. Per chi scala, questi pensieri abitano la parete. Per chi convive con la sclerosi multipla, abitano ogni mattina. La seconda testimonianza ha esplorato invece la qualità del durante, ovvero la scalata intesa come viaggio denso di bellezza nonostante — e forse proprio grazie a — le difficoltà, un concetto che chi vive con una malattia cronica conosce meglio di chiunque altro.
Tra i protagonisti della serata, lo scalatore Claudio Inselvi e Manuela Bertolino per AISM, uniti sul palco in una testimonianza che ha toccato anche i temi della relazione fra gli individui e dell’amore.
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La forza della cordata come modello di vita
L’idea alla base del progetto è che gli scalatori, proprio perché si muovono in ambienti che richiedono sacrificio, forte motivazione e situazioni di estrema condivisione con il compagno di cordata, possano mettere la loro forza interiore, le loro immagini e i loro canali al servizio di ambiti che possono beneficiare di queste qualità. Non si tratta di usare lo sport come metafora decorativa, ma di portare davvero in sala quella cultura della resistenza e della fiducia reciproca che l’alpinismo pratica ogni giorno su terreno reale.
Attraverso lo spettacolo, il pubblico ha potuto capire come affrontare l’ignoto, apprezzare le conquiste personali e soprattutto condividere l’idea di essere una cordata: la persona con sclerosi multipla viene vista come un alpinista che ha davanti a sé una parete da scalare, la cui vetta è la qualità di vita più accettabile possibile, e le difficoltà quotidiane sono rapportate alla capacità di un alpinista di affrontare la parete scelta.
È una metafora che restituisce dignità senza negare la fatica. Non dice che tutto andrà bene, non promette vette facili. Dice che il percorso ha valore, che si scala meglio insieme, e che chi affronta ogni giorno qualcosa di difficile merita rispetto, non compassione. Per una serata, a Cremona, alpinisti e persone con sclerosi multipla lo hanno dimostrato salendo sul palco nella stessa cordata.
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