C’è un modo sbagliato di raccontare lo sport paralimpico, ed è quello che i mass media praticano con imbarazzante regolarità: l’enfasi sulla disabilità come ostacolo superato, la narrazione dell’atleta come esempio morale, il tono commosso che trasforma una gara in una storia di redenzione. C’è poi un modo giusto, che è semplicemente quello della fotografia sportiva: un corpo in movimento, la tensione di una competizione, la concentrazione di chi vuole vincere. È da questa premessa che nasce “A come Atleti. Viaggio nello sport paralimpico“, progetto fotografico firmato da sei membri del Fotoclub Ombriano-Crema che tra il 2016 e il 2017 ha percorso l’Italia diventando una delle mostre itineranti più apprezzate del circuito culturale legato allo sport.
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Un lavoro collettivo, una visione condivisa
La firma della mostra è corale per scelta, non per caso. Renato Barbàra, Marco Castagna, Gianluca Degli Innocenti, Marco Mariani, Pietro Mognetti e Fabiano Venturelli hanno lavorato come un unico organismo visivo, seguendo competizioni di livello nazionale e internazionale in discipline profondamente diverse tra loro: basket in carrozzina, tennis, handbike, nuoto, calcio, atletica leggera. Ogni disciplina ha il suo ritmo, la sua geometria, la sua luce. Adattare il registro visivo a ciascuna di esse — passando dalla velocità esplosiva dell’atletica alla tattica lenta e fisica del basket in carrozzina — è una sfida tecnica non banale, che i sei autori hanno affrontato mettendo in comune approcci e sensibilità differenti. Il risultato è un racconto fotografico che non appartiene a nessun singolo sguardo, ma alla somma di tutti e sei.
A dare una cornice critica al progetto è stato Roberto Mutti, giornalista e storico della fotografia, nella veste di curatore. La presenza di un interlocutore con quella formazione non è un dettaglio secondario: garantisce che il lavoro venga letto e presentato come progetto fotografico serio, non come documentazione benefica. Anche il patrocinio della FISPES — la Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali — ha riconosciuto nel progetto qualcosa di più di una buona intenzione.
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Da Crema a Milano, passando per Rieti e le Alpi bergamasche
La prima tappa dell’esposizione si è tenuta a Crema nel novembre del 2016, in Sala Agello, nell’ambito del programma di eventi legati a “Crema Città Europea dello Sport“, con il supporto della Fondazione Cariplo. Un esordio ben inserito nel contesto territoriale cremonese, che ha aperto la strada a un percorso itinerante di respiro nazionale.
Ad aprile 2017 la mostra si è spostata a Castelleone, ospitata dal Teatro Leone nell’ambito dell’iniziativa “Diversamente abili?”. A maggio dello stesso anno ha fatto tappa a Rieti, sotto gli Archi del Vescovado, in occasione degli Italian Open Championships 2017, tappa del World Para Athletics Grand Prix — un contesto in cui le fotografie esposte e gli atleti in gara si sono trovati a condividere la stessa città nello stesso momento, con una coerenza quasi perfetta. Sempre a maggio, la mostra è approdata a Milano, a Palazzo dei Giureconsulti, all’interno del FotoFestival Milano, uno degli appuntamenti più importanti del calendario fotografico italiano. L’ultima tappa documentata è quella di Clusone, tra settembre e ottobre 2017, al MAT — Museo Arte Tempo — nell’ambito del Festival Bergamoscienza, contesto che ha ulteriormente ampliato il pubblico del progetto verso una platea abituata a ragionare sul confine tra scienza, tecnica e rappresentazione.
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Perché questa mostra conta
Un progetto fotografico che parte da Crema e arriva al FotoFestival di Milano, passando per un Grand Prix paralimpico internazionale e un festival della scienza, non è semplicemente una mostra itinerante di buon livello: è la dimostrazione che uno sguardo onesto e tecnicamente rigoroso su un mondo spesso trattato con sufficienza può trovare un pubblico molto più ampio di quanto ci si aspetti. “A come Atleti” non chiede al proprio spettatore di commuoversi. Gli chiede di guardare. Ed è esattamente la differenza giusta.




