C’è un momento in cui una città smette di pensare al proprio patrimonio enogastronomico come a un insieme di eccellenze locali da preservare e comincia a vederlo come una leva strategica per il turismo internazionale. Per Cremona quel momento ha avuto un nome preciso: European Region of Gastronomy, il riconoscimento assegnato dall’IGCAT — Istituto Internazionale per la Gastronomia, la Cultura, le Arti e il Turismo — alla Lombardia Orientale per l’anno 2017. Un titolo che non è arrivato per caso, ma come esito di un lavoro collettivo e di una visione condivisa tra istituzioni che raramente trovano la strada per parlare la stessa lingua.
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Un brand nato da un protocollo d’intesa
Il progetto ha richiesto la costruzione di una rete solida prima ancora di produrre risultati visibili. Attorno a un Protocollo d’Intesa si sono seduti i Comuni di Cremona, Bergamo, Brescia e Mantova insieme alle rispettive Camere di Commercio, con Regione Lombardia nel ruolo di promotore e finanziatore e l’Università degli Studi di Bergamo come coordinatore scientifico. Da questo tavolo è emerso il brand EAsT LOMBARDY, pensato per presentare la Lombardia Orientale sui mercati internazionali non come somma di quattro città concorrenti, ma come un territorio unitario con un’identità culturale e gastronomica riconoscibile.
La scelta di affidare il coordinamento scientifico a un’università non è un dettaglio secondario: significa che il progetto ha voluto fondarsi su una metodologia rigorosa, capace di misurare impatti, definire obiettivi e produrre un’eredità che andasse oltre l’anno di celebrazione.
Cremona: liuteria e cibo come vocazioni gemelle
Il contributo specifico di Cremona al progetto è stato costruito attorno a un’intuizione tanto semplice quanto efficace: la città ha due vocazioni che la rendono unica al mondo — la liuteria e la cultura del cibo — e queste due vocazioni, anziché essere raccontate separatamente, possono diventare un’esperienza turistica integrata e irripetibile. L’iniziativa “Cremona con Gusto” ha dato forma concreta a questa idea, abbinando visite guidate alle botteghe dei maestri liutai — gratuite o agevolate attraverso la Welcome Card cittadina — a degustazioni nei ristoranti, nelle osterie e nelle gastronomie locali. Un turista che entra in una bottega dove si costruisce un violino e poi si siede a tavola per assaggiare il torrone o la mostarda ha vissuto qualcosa che non avrebbe potuto vivere in nessun altro posto.
Il territorio cremonese porta a questa offerta un bagaglio di riconoscimenti di qualità che pochi contesti possono vantare: sette prodotti DOP e sei IGP, una densità di eccellenze certificate che costituisce la spina dorsale di qualsiasi discorso serio sul turismo enogastronomico.
Un sistema, non una somma di eventi
Ciò che distingue l’approccio di Cremona all’interno del progetto East Lombardy è la volontà esplicita di mettere a sistema esperienze che altrimenti rischierebbno di restare episodiche. Il progetto gastronomico è stato affiancato ad altre realtà cittadine di primo piano: il Polo del Dolce, i percorsi di alta formazione sulla sicurezza alimentare, i grandi eventi culturali come il Festival Monteverdi. Il risultato è un’offerta che un visitatore internazionale può vivere come un’immersione completa in una città che non ha un solo volto, ma molti, e tutti coerenti tra loro.
Non è mancata una riflessione sulla sostenibilità della filiera alimentare locale, con un coinvolgimento diretto di ristoratori, produttori e operatori del settore orientato a valorizzare le identità locali piuttosto che omologarle a standard di consumo globale. Una scelta che, oltre a essere eticamente fondata, è anche strategicamente intelligente: l’unicità è l’unico argomento che regge nel turismo internazionale contemporaneo.
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Oltre il 2017: un’eredità che continua
Il riconoscimento come Regione Europea della Gastronomia avrebbe potuto esaurirsi in un anno di eventi e poi lasciare tutto come prima. Non è andata così. Il Comune di Cremona rinnova regolarmente la propria adesione alla rete East Lombardy, continuando a proporre la Lombardia Orientale come destinazione turistica d’eccellenza su mercati che guardano all’Italia non solo come a un museo a cielo aperto, ma come a un territorio dove mangiare bene è esso stesso una forma di cultura. Questo è forse il risultato più duraturo dell’intero progetto: aver trasformato una collaborazione nata attorno a un riconoscimento temporaneo in un’infrastruttura relazionale capace di produrre valore nel tempo. Un modello di rete e di eccellenza che oggi rappresenta la base ideale su cui innestare la trasformazione digitale dell’economia cremonese, per competere in un mercato turistico sempre più globale e connesso.




