Quando si parla di spesa pubblica in sanità, il rischio più frequente è quello di ridurre una questione complessa a una sola variabile: il costo. Il convegno MePAIE — Mercato della Pubblica Amministrazione in Italia e in Europa — esiste precisamente per evitare questa semplificazione. Alla sua settima edizione, il 10 e 11 marzo 2016 presso la Camera di Commercio di Cremona, ha riunito economisti, parlamentari, giuristi e tecnici della pubblica amministrazione attorno a un tema che non ammette risposte facili: “Controllo della spesa pubblica e bisogno di salute”.
L’evento è organizzato da Csamed, società di servizi guidata da Gianmaria Casella attiva nella sede distaccata del Politecnico di Milano a Cremona, con la collaborazione delle associazioni regionali degli economi provveditori e in partnership con l’Università di Pavia. Un format consolidato, che negli anni ha saputo costruire un’identità precisa: non una vetrina istituzionale, ma un luogo di confronto reale tra posizioni spesso distanti.
Indice
De Biasi: la spending review non può diventare un taglio ai diritti
Il contributo più atteso della giornata è stato quello della senatrice Emilia De Biasi, presidente della Commissione Igiene e Sanità, che ha impostato il suo intervento su una distinzione fondamentale: altro è eliminare sprechi e corruzione, altro è ridurre la qualità degli interventi sanitari in nome di un economicismo che finisce per negare un diritto costituzionale. La sua sintesi è stata lapidaria: la prima vera spending review sarebbe semplicemente non rubare. Una provocazione calibrata, che ha il merito di spostare il dibattito dal piano della tecnica finanziaria a quello dell’etica pubblica.
De Biasi ha riconosciuto i problemi strutturali del sistema: la disomogeneità tra i modelli sanitari regionali, le difficoltà di accesso nelle aree periferiche, la mancanza di coordinamento tra le Regioni. Ma ha sostenuto con chiarezza che affrontare questi problemi attraverso la riduzione degli stanziamenti significa confondere la causa con il rimedio. Il diritto alla salute, ha concluso, è definito dalla Costituzione indipendentemente dall’area geografica e dal reddito di chi ne ha bisogno, e una spending review intesa in senso puramente economico è una riduzione di quel diritto.
Sul fronte della legalità è intervenuto anche Carlo Malvezzi, consigliere della Regione Lombardia, che ha indicato nella ri-educazione al senso civico — accanto agli strumenti normativi — una condizione necessaria per contrastare la corruzione in modo strutturale e non solo emergenziale.
APPROFONDIMENTO: Il convegno MePAIE riapre il dibattito sulla spesa pubblica
Cottarelli da Washington: spendere meglio, non spendere meno
Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale, è intervenuto in collegamento da Washington L’eco di Parma portando al convegno la prospettiva di chi ha studiato i meccanismi della revisione della spesa in molti sistemi diversi. La sua lettura ha insistito sul concetto di allocazione efficiente come alternativa ai tagli lineari: il problema non è quanto si spende, ma dove e come. Una posizione tecnica che converge, da un’angolazione diversa, con quella politica di De Biasi.
A rafforzare questa linea è stato il senatore Massimo Mucchetti, presidente della Commissione Industria, Commercio e Turismo, che ha percorso un arco tematico più ampio, dal debito pubblico alla globalizzazione finanziaria, per arrivare a una conclusione precisa: l’obiettivo non dovrebbe essere contenere la spesa, ma rimettere in moto gli investimenti come strumento di creazione di ricchezza reale. Un argomento che implica una critica implicita alla logica dei bonus una tantum come sostituto delle politiche strutturali.
Il confronto internazionale e la questione degli appalti
Il programma ha incluso una tavola rotonda sulla globalizzazione e il mercato centralizzato degli acquisti pubblici, con la partecipazione di esperti provenienti da università italiane e straniere, tra cui Salvator Mairà della Grenoble Ecole de Management e Massimo Cermelli dell’Università di Deusto di Bilbao, oltre a specialisti degli Osservatori del Politecnico di Milano su fatturazione elettronica e agenda digitale. L’eco di Parma Il confronto con modelli europei e nordamericani ha permesso di collocare il caso italiano in una prospettiva comparata, evidenziando tanto le specificità del sistema nazionale quanto le tendenze comuni ai Paesi avanzati.
Spazio anche al nuovo codice degli appalti, analizzato nei suoi aspetti più controversi da un panel di avvocati specializzati: un tema direttamente connesso al problema della spending review, dal momento che la qualità delle procedure di acquisto pubblico è una delle leve più efficaci per ridurre gli sprechi senza toccare la qualità dei servizi.
La contraddizione di fondo
A chiudere il cerchio del convegno è stata la riflessione di Gianmaria Casella, che ha messo in luce una tensione difficile da sciogliere: l’evoluzione scientifica in sanità suggerisce un trend di spesa in crescita, non in riduzione, mentre gli strumenti scelti per l’ottimizzazione — centralizzazione degli acquisti, fatturazione elettronica — non convincono pienamente gli operatori del settore. E soprattutto, ha notato Casella, c’è una contraddizione strutturale nel voler stimolare i consumi interni come volano della crescita e al tempo stesso abbassare i prezzi d’acquisto favorendo prodotti provenienti dall’estero. Il contenimento della spesa, in questa prospettiva, non può essere ridotto a una questione di prezzi: deve diventare una strategia di qualità, capace di distinguere tra spesa buona e spesa cattiva, e di valorizzare la prima invece di tagliare entrambe indiscriminatamente. Un cambio di paradigma dove l’efficienza dei servizi si intreccia indissolubilmente con la digitalizzazione dell’economia locale, il vero motore per garantire la sostenibilità e lo sviluppo del nostro territorio.




