C’è un momento, di solito intorno al giovedì pomeriggio, in cui ti rendi conto che il weekend sta arrivando e che potresti effettivamente fare qualcosa, anziché trascorrerlo come al solito a guardare serie tv e a chiederti se è normale aver mangiato cereali a cena per il terzo giorno consecutivo. È un momento pericoloso, quello, perché apri Skyscanner e ti accorgi che esistono voli per Bari a settantotto euro, partenza venerdì sera, ritorno domenica notte. E ti chiedi: ma ho effettivamente tempo? Vale la pena? Cosa si fa a Bari in due giorni?
Ti rispondo subito, prima che tu chiuda la pagina e torni alla serie tv: sì, vale la pena. E sì, due giorni sono sufficienti — non per “fare Bari”, che è un’espressione orribile che andrebbe vietata in tutte le guide del mondo, ma per innamorartene quanto basta perché la prossima volta tu ci voglia tornare. Che poi è esattamente il modo in cui Bari funziona meglio.
Io ci sono andato per la prima volta convinto di passarci giusto il tempo di un cambio di treno verso il Salento, e sono finito a discutere appassionatamente con un signore di Bari Vecchia su quale fosse la focaccia migliore del centro storico (lui sosteneva una posizione che, ripensandoci, era probabilmente quella di suo cugino). Mi ha conquistato così, fuori programma, mentre guardavo dall’altra parte. È quel tipo di città.
Indice
Cosa fare a Bari in 48 ore: l’itinerario completo
Per visitare Bari in un weekend ti basta organizzare due giorni pieni intorno a quattro punti cardine: Bari Vecchia con la Basilica di San Nicola, il quartiere ottocentesco Murat con il suo shopping e i caffè storici, il lungomare con la Muraglia, e una sosta dedicata al cibo di strada. Aggiungi una mezza giornata al mare se la stagione lo permette, e hai il weekend perfetto. Bari è una città compatta — il centro si attraversa a piedi in venti minuti — ma densa, nel senso che ogni angolo ti chiede una pausa, una foto, una conversazione non richiesta con qualcuno che ha qualcosa da dirti.
L’itinerario che ti propongo nelle prossime righe è quello che farei io, e che ho effettivamente fatto fare ad amici venuti a trovarmi. Non è scolpito nel marmo — Bari è una città che premia chi sa improvvisare — ma funziona, e ti porterà a casa con la sensazione di aver visto le cose che contano senza essere sopravvissuto a una maratona forzata.
Venerdì sera: l’arrivo e il primo impatto
Atterri al Karol Wojtyła nel tardo pomeriggio, prendi il treno per il centro che impiega quattordici minuti esatti (cronometrato, mi pare di averlo già detto altrove, e continua a stupirmi), e ti ritrovi in Piazza Aldo Moro davanti alla stazione centrale verso le sette di sera. Hai il borsone in mano, le scarpe da viaggio, quella faccia leggermente persa di chi è appena arrivato in una città nuova e non sa ancora da che parte sia il mare.
Check-in veloce e prima passeggiata
Ti consiglio di prendere alloggio nel quartiere Murat, che è quello ottocentesco compreso tra la stazione e il lungomare. È sicuro, comodo, pieno di palazzi liberty, e — soprattutto — ti permette di muoverti a piedi senza dover prendere autobus o taxi per tutto il weekend. Lascia le valigie, fatti una doccia veloce, e scendi per strada entro le otto e mezza. Il venerdì sera a Bari è sacro come la messa: tutti escono, tutti si trovano da qualche parte, tutti sembrano sapere esattamente dove andare. Tu fingerai di saperlo anche tu, e funzionerà.
Aperitivo in via Sparano
Via Sparano è il corso pedonale principale della città, perpendicolare al lungomare, e nelle prime ore della sera diventa una sorta di passerella collettiva dove i baresi compiono quello che gli antropologi chiamerebbero “rituale ambulatorio di socialità urbana”, e che tutti gli altri chiamano semplicemente “lo struscio”. Fermati per un aperitivo in uno dei locali della zona, ordina uno spritz se sei un turista convinto o un Negroni se vuoi sentirti adulto, e osserva. Bari, ai tavolini del centro, va guardata prima di essere capita.
Cena di pesce nel porto vecchio
Per la prima cena ti consiglio una trattoria nel porto vecchio o nei pressi di Bari Vecchia — quel tipo di locale con le tovaglie a quadri, il pesce fresco esposto in vetrina e una signora alla cassa che ti tratta come se fossi suo nipote tornato dal militare. Ordina crudo di mare se sei coraggioso, spaghetti con le cozze se vuoi giocare sul sicuro, e una bottiglia di Bombino bianco. Spenderai tra i trentacinque e i cinquanta euro a persona, e mangerai meglio di quanto immagini.
Torna in albergo a piedi attraversando il lungomare. Le luci di Bari di notte, con il mare nero che spinge contro la Muraglia, sono uno di quegli spettacoli che non ti aspetti e che invece ti restano per anni.
Sabato mattina: Bari Vecchia e l’arte delle orecchiette
Sveglia non troppo presto — diciamo le otto e mezza — e prima tappa in un bar del centro per quello che farai diventare un punto fermo del weekend: il caffè barese, servito spesso con la sua piccola crema, accompagnato da un cornetto alla crema che oggettivamente non ha nulla da invidiare a quelli napoletani, anche se i napoletani la pensano diversamente.
Bari Vecchia e Strada delle Orecchiette
Verso le nove e mezza dirigiti a piedi verso Bari Vecchia, che dista cinque minuti dal Murat. Entrare nel centro storico è come passare un valico invisibile: la luce cambia, le voci si moltiplicano, l’aria odora di sugo già pronto nonostante siano le dieci del mattino. È in questa parte della città che si trova Arco Basso, la famosa Strada delle Orecchiette, dove ogni mattina alcune signore preparano la pasta fresca seduta su sgabelli bassi davanti alla porta di casa.
Vederle lavorare è uno di quei momenti che ti fanno mettere via il telefono. Le mani si muovono con una precisione da chirurgo: un colpo di pollice, e da una piccola pallina di pasta nasce un’orecchietta perfetta. Una al secondo, ininterrottamente, mentre parlano tra loro, ridono, ti guardano con la stessa indifferenza affettuosa con cui guarderebbero un piccione. Puoi comprare un pacchetto di orecchiette da portare a casa — costano sui sei-otto euro al chilo — ma se proprio non ti interessano la cortesia è almeno fermarsi a guardare per qualche minuto.
Basilica di San Nicola
A due passi da Arco Basso si trova la Basilica di San Nicola, e qui la storia si fa seria. La basilica fu costruita a partire dal 1087 per ospitare le reliquie di San Nicola di Mira — sì, esattamente quel San Nicola, il futuro Babbo Natale, i cui resti furono trafugati dai marinai baresi in una di quelle operazioni medievali a metà tra il furto sacro e l’impresa di pirateria che oggi farebbero finire qualcuno alla Corte Penale Internazionale. È un esempio meraviglioso di romanico pugliese, ed è uno dei rari luoghi al mondo dove ortodossi e cattolici pregano sotto lo stesso tetto. L’ingresso è gratuito, il silenzio dentro è assoluto.
Cattedrale di San Sabino
A poca distanza c’è la Cattedrale di San Sabino, meno celebre della Basilica ma forse ancora più bella, almeno secondo me. Ha quella semplicità severa che è marchio di fabbrica del romanico pugliese, una cripta che vale la visita, e un orologio astronomico sul pavimento del transetto che è la cosa più strana e meravigliosa che troverai in città. Tempo necessario: quaranta minuti, un’ora se sei tipo da soffermarti sui dettagli.
Pranzo a base di focaccia barese
Per pranzo, non sederti. È un consiglio non negoziabile. Compra una focaccia barese al taglio in una delle panetterie storiche del centro — quelle con pomodorini, origano, olive, l’olio che ti cola sulle dita appena la prendi in mano — e mangiala camminando. È così che si fa. Costa tra i due e i quattro euro, è uno dei pasti più democratici e perfetti d’Italia, e ti riempirà esattamente quanto basta per affrontare il pomeriggio.
Sabato pomeriggio: il lungomare e il quartiere Murat
Il pomeriggio a Bari va dedicato al lungomare. È lungo, è bello, è uno dei più estesi d’Italia, e ha quella particolare luce orizzontale che il mare adriatico regala nei primi pomeriggi.
La Muraglia e il Fortino di Sant’Antonio
Dalla zona della Cattedrale, dirigi verso il mare e cammina lungo la Muraglia, il bastione che separa la città vecchia dal porto. È qui che storicamente i baresi si affacciavano per guardare l’orizzonte, e dove ancora oggi vai per pensare ai fatti tuoi. Arriva fino al Fortino di Sant’Antonio, che è un piccolo bastione cinquecentesco dove spesso si organizzano mostre o concerti, e dove comunque la vista del porto vecchio merita una sosta.
Il Teatro Petruzzelli
Tornando verso il centro, fa’ una sosta davanti al Teatro Petruzzelli, il quarto teatro lirico più grande d’Italia. Fu costruito alla fine dell’Ottocento, distrutto da un incendio doloso nel 1991 (storia complicata, indagini durate vent’anni, una di quelle vicende italiane che meriterebbero un libro a parte), e finalmente riaperto nel 2009. Se sei in città durante la stagione lirica e trovi un biglietto, anche solo da venti euro in loggione, non pensarci due volte.
Shopping in via Sparano e pausa caffè
Ritorna in via Sparano per la passeggiata pomeridiana. La via è pedonale, piena di negozi sia delle catene internazionali che di boutique indipendenti, ed è il posto giusto per il rito sacrosanto della pausa caffè delle cinque. Stelle del Sud, Caffè Stoppani, le storiche pasticcerie del centro: scegline una, ordina un caffè leccese (espresso freddo zuccherato con ghiaccio e crema di latte di mandorla), e siediti dieci minuti.
Aperitivo nel quartiere Umbertino
Per la sera, sposta il baricentro un po’ più a sud verso il quartiere Umbertino, che è la zona ottocentesca a ridosso della stazione, recentemente riqualificata con bistrot, vinerie e cucine creative. Cena lì, magari provando qualcosa che non sia pesce — perché Bari ha anche un’anima carnivora e contadina che spesso si dimentica — e poi un ultimo giro per le strade del centro prima di tornare in albergo.
Domenica mattina: il mare, il mercato o la pinacoteca
La domenica mattina a Bari ti offre tre opzioni, che dipendono dalla stagione e dal tuo umore.
Opzione mare: Pane e Pomodoro
Se è primavera o estate, vai alla spiaggia di Pane e Pomodoro. È la spiaggia urbana di Bari, raggiungibile a piedi dal centro in venticinque minuti (o in autobus in dieci), libera, frequentata dai baresi della domenica mattina. Non è la spiaggia caraibica delle cartoline, ma è autentica, vive, gratuita, e ti permette di capire come i baresi vivono il loro rapporto con il mare. Porta un libro, un asciugamano e cinque euro per il caffè al chiosco.
Opzione mercato: Mercato del Pesce
Se è inverno, o se semplicemente preferisci la città alla spiaggia, vai al Molo San Nicola dove la mattina presto si svolge il mercato del pesce. Non è il mercato turistico ripulito che ti aspetti: è il vero mercato dove i pescatori scaricano la cassa di polipi appena pescati, dove le contrattazioni avvengono in dialetto stretto, e dove se sei coraggioso puoi assaggiare un polpo crudo “arricciato” davanti agli occhi del pescatore. È un’esperienza che divide: o ti conquista, o ti ricorda perché ti eri trasferito in Lombardia.
Opzione cultura: Pinacoteca Metropolitana
Se piove, o se sei una persona seria, la Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto” è una delle pinacoteche meno conosciute e più piacevoli d’Italia. Ospita opere dal Trecento all’Ottocento, tra cui un San Pietro Martire di Giovanni Bellini che da solo varrebbe la visita. È quasi sempre semivuota — i turisti la ignorano — e questo la rende doppiamente godibile.
Domenica pomeriggio: l’ultimo pranzo e il ritorno
Per l’ultimo pranzo del weekend, scegli una trattoria di Bari Vecchia di quelle che servono il menu della domenica come se fosse una funzione religiosa: orecchiette con le cime di rapa, brasciole al sugo, contorno di lampascioni, fragolone in chiusura. Non spenderai più di trenta euro a persona, e ti alzerai da tavola con quella sazietà profonda che è uno degli stati più sottovalutati dell’esperienza umana.
Poi un ultimo caffè in piazza, l’ultima passeggiata sul lungomare, il treno per l’aeroporto che impiega ancora quattordici minuti, il volo del tardo pomeriggio. Sarai a casa per cena, con la borsa pesante di focacce avanzate, un pacchetto di orecchiette da Arco Basso, e la sensazione strana — strana e bellissima — di essere stato via molto più di quarantotto ore.
Bari fa questo. Distorce il tempo, te ne dà più di quanto te ne chiedi. È la sua specialità, oltre alla focaccia.
Consigli pratici per il weekend a Bari
Per organizzare un weekend a Bari di 48 ore senza intoppi, ti basta tenere a mente quattro cose pratiche: come arrivare, come muoverti, quando andare e quanto spendere.
Come arrivare
Bari è collegata in aereo con quasi tutte le principali città italiane ed europee. L’aeroporto Karol Wojtyła è a quindici minuti dal centro in treno (biglietto cinque euro) o in autobus (quattro euro). Da Roma e Milano arrivi in poco più di un’ora di volo, spesso a prezzi inferiori al treno.
Come muoversi
Bari è una città a misura di pedone. Il centro è completamente percorribile a piedi, e quasi tutti i punti di interesse si trovano in un raggio di venti minuti. Per spostamenti più lunghi (Pane e Pomodoro, Fiera del Levante), c’è una rete di autobus efficiente, oppure i taxi che costano poco.
Quando andare
Il periodo migliore per un weekend a Bari va da aprile a giugno e da settembre a ottobre. Le temperature sono ideali, la città è viva ma non sovraffollata, e i prezzi degli alloggi sono ragionevoli. Luglio e agosto funzionano se cerchi mare e movida, ma fa caldo davvero, e i prezzi salgono.
Quanto spendere
Un weekend a Bari di due notti per due persone, alloggio compreso, si gestisce con un budget tra i duecentocinquanta e i quattrocento euro a persona, esclusi voli. È una delle città italiane con il miglior rapporto qualità-prezzo, e non è un caso se chi ci va una volta, una seconda volta ci torna.




