Questo articolo è tratto da www.viverecremona.it.
Una legge salva-ciclisti
Una tutela per gli infortuni in bicicletta durante il tragitto casa-lavoro
Cremona - “In Itinere” è la campagna per far approvare dal Parlamento italiano una proposta di legge che preveda la tutela, legale ed assicurativa, per chi subisce un infortunio in bicicletta durante il tragitto casa-lavoro. Equiparare l’utilizzo della bicicletta al mezzo pubblico è il primo passo per promuovere davvero l’uso quotidiano della bicicletta. E’ ciò che pensa la FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) e di gran parte dei cittadini che si sono mobilitati in una raccolta firme (12 mila) per far approvare dal Parlamento italiano la proposta di legge. Al momento però la proposta di legge, pur approdando in Parlamento, non è stata ancora approvata.
L’Italia non si tira indietro dinnanzi al problema sicurezza nelle città per coloro che si muovono su due ruote, ma servono urgentemente risposte concrete a livello legislativo e da parte delle amministrazioni. Il primo passo è tutelare coloro che vanno al lavoro in bicicletta, equiparando il mezzo a due ruote a qualsiasi altro mezzo. Per questo è nata una mobilitazione per chiedere di estendere la copertura assicurativa Inail anche a chi sceglie la bicicletta come mezzo per recarsi al lavoro puntando a introdurre una modifica all’art 12 del D.Lgs. 38/2000 e di aggiungere al testo attuale la frase: “L’uso della bicicletta è comunque coperto da assicurazione, anche nel caso di percorsi brevi o di possibile utilizzo del mezzo pubblico”, esattamente come previsto per il lavoratore che si reca al lavoro a piedi. Considerando la scelta della bicicletta come scelta di mobilità sostenibile e quindi orientata ad un beneficio pubblico. Fa parte della campagna Salvaiciclisti” lanciata in Inghilterra dal Times di Londra rimbalzata sul web, Fecebook in testa, e alza i toni delle richieste fatte da anni dalle associazioni e cittadini. Maltrattati da autisti arroganti, mancanza di rispetto per i ciclisti e piste ciclabili inesistenti. Il movimento “Salvaiciclisti” è nato in terra anglosassone quando una giornalista del Times è stata travolta e uccisa in bicicletta mentre si recava al lavoro.
Quello della sicurezza per i ciclisti urbani non è la solita lagnanza di una minoranza di amatori della bicicletta, ma un fatto serio. Nel 2010 i morti sono stati 263. In Italia ci si appresta a seguire il modello sicurezza proposto dal Times che pone le basi per una convivenza, per ora alquanto difficile, tra automobilisti e ciclisti, per dare un ordine alla sicurezza. Un primo messaggio di cambiamento sulla mobilità cittadina , già alle prese con inquinamento, polveri sottili normalmente sotto i livelli consentiti durante gran parte della stagione invernale. Inquinamento che miete non meno vittime degli incidenti.
La campagna lanciata dal Times chiede una legge che preveda alcune norme indispensabili per ridurre gli incidenti tra coloro che usano la bicicletta. Gli autocarri devono essere predisposti di segnali sonori, barre di protezione per le ruote. Specchi, semafori e segnalazioni per biciclette agli incroci più pericolosi. Parte dell’introito dell’ANAS destinato a nuove piste ciclabili. Test di guida sulla sicurezza e il rispetto del ciclista da aggiungere ai testi delle scuole guida. Controlli della velocità delle automobili nei punti di maggiore criticità. La nomina di un commissario e di una commissione per proporre riforme alla mobilità cittadina, sono solo alcune delle norme previste dalla proposta di legge.
Il vero problema sta nel fatto che sino ad oggi le amministrazioni delle città italiane, salvo alcuni casi esemplari come la città di Ferrara, non hanno adottato una politica per incentivare l’uso della bicicletta. Pochi gli investimenti per progettare e avviare la realizzazione di piste ciclabili sicure e fruibili. Nella grandi città italiane da Milano a Roma, per non parlare di Napoli o Palermo, la circolazione in bicicletta è a rischio di coloro che si avventurano in un traffico rabbioso. Se qualche pista ciclabile è stata realizzata, si tratta per lo più di piccole frazioni non collegate e mal tenute. Il più delle volte usate come parcheggio da automobilisti irriverenti.
Puntualmente ogni invernata le città della pianura Padana si ritrovano a fare i conti con l’inquinamento da polveri sottili, correndo ai ripari con provvedimenti che risolvono l’emergenza o evitano sanzioni. Targhe alternate, blocco domenicale del traffico, zone a traffico limitato. Secondo uno studio dell’Europan Cyclist Federation basterebbe percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni. Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: spostare un maggior numero di persone verso l’uso della bicicletta è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche.
In Europa la Danimarca è la nazione più virtuosa nell’uso della bicicletta. Da anni sono state attuate politiche di incentivo in parallelo sono state realizzate piste ciclabili, servizi e posteggi per biciclette, cambiando di conseguenza le abitudini dei cittadini e migliorando la mobilità e la salute pubblica. La città di Ferrara, il cui centro storico è stato dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO, è la città della bicicletta, come segnala il cartello all’ingresso cittadino. Un popolo della bicicletta abita la città di Ferrara, supera 80% degli abitanti. Il ciclista ferrarese non è l’utente “debole” della strada, ma protagonista di una città vivibile a dimensione umana.
Data di creazione: 17/07/2012 - Ultima variazione: 17/07/2012