Il fiume Po scorre in un paesaggio apparentemente immobile, piatto, silenzioso che sembra contenere e abbracciare un orizzonte limitato dai profili degli argini, uno a guardia dell’altro sino al grande argine maestro oltre il quale si alternano campi in coltivo, estesi pioppeti e rimasugli di macchie boschive che riempiono la golena.
Là, in una grande ansa dalle estese spiagge assolate, finisce il suo lungo viaggio il fiume Oglio; muore lì nei panorami della bassa mantovana che offrono ancora luoghi d’inaspettata bellezza. E’ un paesaggio liquido in perenne cambiamento, abitato da gente tenace che ha vissuto, dal tempo delle bonifiche benedettine, in queste terre rubate al grande fiume, in poderi di mattoni rossi che cintano le aie assolate, dove è seccato il grano nell’afa sonnolente delle lunghe estati.
Aie che, la sera, in occasione delle scadenze agricole, si riempivano dei balli delle feste o, nascoste dalla nebbia, diventavano testimoni di lunghe notti angosciate dalla paura per le piene furiose del grande fiume Po, maestoso protagonista della pianura. L’itinerario inizia dal paese di Borgoforte, a una dozzina di chilometri a sud di Mantova, piccolo borgo sotto l’argine che conserva parte della fortificazione difensiva medioevale. Inforcata la bicicletta imbocchiamo la strada dell’argine, asfaltata e ad accesso limitato per le automobili e ci avviamo verso Scorzarolo.
L’argine divide l’orizzonte in due panorami: da un lato il fiume domina un paesaggio a tratti ancora selvaggio con un alternarsi di lunghe spiagge, macchie di argentei salici e lanche dove le acque si impaludano e diventano regno dell’airone; l’altro lato è un orizzonte di campi quadrettati, coltivati a granoturco, zucche e foraggio che circondano i grandi cascinali, roccaforte del sapere agrario, piccoli tesori architettonici della cultura contadina.
Dall’argine lo sguardo corre all’infinito sul tappeto verde della pianura, sino al fondo dove lanose nuvole bianche sembrano adagiarsi al suolo. Modesti paesi dall’architettura essenziale sorgono come isole dal verde; sono i campanili a rompere l’orizzonte, sentinelle che richiamavano i braccianti dal lavoro dei campi a colpi di campane e allertavano le genti all’arrivo delle piene. E’ una pedalata piacevole con la primavera che sta esplodendo nei mille colori.
Dopo una manciata di chilometri si arriva alla confluenza dove il fiume Oglio si immette nel Po; la corsa del fiume simbolo delle terre bresciane è finita, quell’acqua partita con impeto dal ghiacciaio dell’Adamello arriva quieta e rassegnata, portando appresso un poco del dialetto bresciano e delle tante voci raccolte durante il passaggio nella bassa pianura.
Poco più avanti è ancora in perfetta funzione il ponte galleggiante su barche di Torre d’Oglio, simpatico valico sopra le acque del fiume, che in odore di demolizione, rischia di scomparire. Se ciò fosse si andrebbe a demolire irreversibilmente un altro testimone della cultura contadina legata indissolubilmente al fiume. Superiamo, accompagnati dal cigolio delle assi di legno, il ponte e ricominciamo la pedalata sull’argine del fiume Oglio, passando da San Matteo delle Chiaviche.
Dinnanzi a un grande stabilimento per il controllo delle acque una piccola strada corre verso Gazzuolo, passando da Sabbioni e Bocca Chiavica; il nastro d’asfalto corre sull’argine del fiume Oglio, seguendone i capricci fluviali, nel silenzio della campagna. A Gazzuolo non dimentichiamoci di passare per il centro che conserva un bel porticato del XVI secolo.
Raggiunta la statale ne percorriamo pochi metri, quanto basta per attraversare il ponte e inforcare l’argine sulla destra che ci riporta alla quiete delle ripa fluviale. Non mancano furtivi incontri con falchi e il martin pescatore che saettano nell’aria e nemmeno con osterie che offrono squisitezze mantovane: salumi locali, pesci di fiume e gli immancabili tortelli di zucca.
Siamo di ritorno sui nostri passi, ma esattamente sulla sponda opposta del fiume Oglio; una manciata di chilometri ed ecco il nostro ponte galleggiante su barche. Manteniamo il cammino che, dopo pochi chilometri, ci riporta a Borgoforte e alla fine della pedalata con cui abbiamo salutato l’abbraccio fra il fiume Oglio e il grande Po.